Vicenda Livorno: Salvetti se ci sei batti un colpo

Nel corso delle settimane le vicende che riguardano il Livorno calcio si sono fatte più intricate e, se possibile, dall’esito ancora più incerto. Quanto più è cresciuta questa incertezza tanto più il ruolo del sindaco si è fatto prima sempre più sfumato poi, almeno pubblicamente, inesistente.  Negli ultimi giorni la stampa si è indirizzata sulla pista “Spinelli che rimane” così la vendita del Livorno rimane sullo sfondo e rischia di finire nel binario morto. Una ragione in più perché, in questa situazione, ci sia una forte voce pubblica che indirizzi l’uscita dello Spinelli group dal Livorno, a ciclo abbondantemente finito, e governi, verso una soluzione di respiro non solo legata al calcio ma anche all’evoluzione economica della città. In questo senso, da tempo, si avverte l’assenza del primo cittadino che si nota tanto più quando il sindaco ha anche la delega allo sport venendo così a mancare la figura strategica dell’assessore allo sport che dialoga con la cittadinanza quando non è ancora maturo il momento di far intervenire il sindaco.

Eppure il sindaco è un tifoso, anche troppo, tanto da aver preso come coordinatore della giunta una persona che era ospite fisso della sua trasmissione dedicata al Livorno. Certo, comprendiamo la pressione verso il primo cittadino: risolvere la vicenda Livorno è qualcosa di delicato e non è solo un fatto sportivo, o in prospettiva riguardante di una parte di consenso elettorale, ma anche economico visto che una parte di sviluppo urbano, di servizi, di startup ed un’economia del calcio giovanile passa proprio dalla crescita o meno del nesso stadio-cittadella (e parliamo di cose concrete che diversi di noi hanno toccato con mano in altre città più piccole della nostra).

Però Salvetti, in un contesto che non è solo calcistico ma di possibile sviluppo economico, invece di rimanere su una posizione salda, con una visione di prospettiva, è passato dal ricavarsi il ruolo di garante della vendita del Livorno, con tanto di dichiarazioni a mezzo stampa, a quello di postino delle offerte di acquisto che arrivavano per la società e, infine, a quello di persona che assume una trasparenza tale da rimanere invisibile. Anche questo è comprensibile, passare da decenni di lavoro da giornalista sportivo e presentatore a fare il sindaco non è affatto facile, e neanche scontato, e, forza delle vecchie abitudini, magari si cura più l’audience che una robusta strategia a beneficio del territorio.

Evitiamo di mettere in discussione i fatti del recente passato, sarebbe polemica inutile: oggi però non è più possibile stare in silenzio trincerandosi sulla vicenda della squadra parlando di “affari tra privati” sui quali il potere pubblico non può nulla. Non siamo a Singapore dove gli interessi privati sono, per costituzione, superiori all’interesse pubblico e l’esito, per quanto riguarda il caso Livorno, ne va non solo della squadra ma di tutta un’economia possibile, anche avanzata, attorno alla principale squadra di calcio cittadina. Si tratta quindi di far capire all’attuale società, e agli acquirenti interessati, che Livorno non è più terra di conquista e che l’investimento privato qui ha un senso entro un progetto di sviluppo sociale ed economico che ruota attorno a questo sport. Lo si può fare attraverso tre atti: la definizione sugli organi di comunicazione della cornice di intervento politico e di regolazione giuridica che spetta al potere pubblico e che deve essere ben chiaro alle controparti private; il ritiro della concessione dello stadio allo Spinelli Group se rimane, in modo da condizionare al ribasso le pretese economiche della famiglia Spinelli (si tratta di uso della leva pubblica per governare i prezzi niente di che…) e un bando di interesse internazionale per regolare e lanciare lo sviluppo dell’area cittadella-stadio e l’attrazione di startup attorno alla nuova economia del calcio. In questo modo le istituzioni si dotano dei necessari strumenti di pressione e di rilancio per tutelare un bene pubblico, sociale con un futuro economico.

Intendiamoci: Salvetti ha potere. Ha una maggioranza solida, una sinistra formalmente di opposizione ma che sta ben attenta a non criticarlo sui nodi veramente critici, il consenso di tutto il deep state locale dai sindacati, alle imprese sopravvissute alla crisi, ai maggiori professionisti al terzo settore,  ha l’appoggio dei media locali ed è in sinergia positiva con tutta rete di istituzioni sul territorio. È il momento di dimostrare di saperlo usare questo potere, per lo sviluppo del territorio. Da parte nostra ci impegniamo, in caso di permanenza dello Spinelli group, a studiare le forme di pressione popolare in grado di spingere per poter superare questa situazione che, oltre ad essere socialmente ed economicamente degradante, Livorno non merita.

La redazione di Codice Rosso.

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