Covid, vaccini e immaginari alterati

L’immaginario è indubbiamente uno dei più significativi campi di battaglia per le forze antagoniste: il capitalismo ha sempre cercato in tutti i modi di colonizzarlo e di farlo suo. Come scrive Valerio Evangelisti nella prefazione a Immaginari alterati, una interessante miscellanea che comprende diversi saggi di alcuni redattori della webzine Carmilla, “l’immaginario è dunque tra i terreni salienti di battaglia, per chi voglia sottrarsi alla dittatura più insinuante, senza scrupoli e invasiva che la storia ricordi[1]. Naturalmente, questa dittatura è quella capitalistica, capace di estendersi ovunque sulla faccia della Terra con una capacità di riproduzione pari solo agli organismi alieni raccontati in film come L’invasione degli ultracorpi o Alien. È interessante leggere quanto scrive Evangelisti in questo passo:

Perché il capitalismo si regga bene in piedi, deve invadere anche le aree non sottoposte al suo dominio diretto, economico e politico. La tri­partizione della giornata teorizzata dai socialisti di un tempo (“otto ore per lavorare, otto ore per istruirci, otto ore per riposare”) va abolita – ed è ovvio, se si pensa che l’immaginazione è diventata produttiva. Lo spa­zio per “istruirsi” è il primo a dover essere colonizzato, essendo quello maggiormente insidioso per il potere. Dunque informazione manipolata, distrazioni eterodirette e funzionali, luoghi di studio addomesticati (quanti docenti furono licenziati o emarginati, dopo i cosiddetti “anni di piombo”, non solo in Italia?)[2].

 L’emergenza Covid, come ho avuto modo di ricordare più volte – al di là dei suoi risvolti più tragici e drammatici, che non dobbiamo mai dimenticare – è stata una vera e propria esplosione spettacolare, soprattutto per quanto riguarda la sua gestione a livello globale. Non possiamo nemmeno dimenticare che essa è stata gestita dal sistema di produzione capitalistico, da quella “dittatura più insinuante, senza scrupoli e invasiva che la storia ricordi”, secondo l’efficace definizione di Evangelisti. Gli individui sono stati preda del bombardamento di veri e propri immaginari alterati e tossici. Da una parte, quello stesso potere capitalistico, per mezzo dei suoi media, imponeva un terrorismo mediatico senza limiti, mostrando immagini di morti e di malati, di emergenze, di situazioni allo stremo. Con ciò non si vuole certo negare che non ci siano stati morti, malati, emergenze e situazioni allo stremo ma l’informazione su questi punti era diventata talmente invasiva e iperbolica da non ammettere l’esistenza di altro. Credo infatti che la prerogativa per la nascita di un immaginario alterato o tossico sia la pervasività totale di un certo tipo di notizie, esse stesse alterate e tossiche. Quando non c’è spazio per altro. Per il potere, esisteva solo l’emergenza, la morte, la malattia pervasiva e mortale e chiunque uscisse a fare una passeggiata si trasformava in un pericoloso criminale o, addirittura, un assassino. Un immaginario diviene tossico quando non lascia spazio ad altro.

Comunque, l’immaginario tossico o alterato non è prodotto solamente da dinamiche di potere, non cade mai sempre e soltanto dall’alto. A parte il fatto che dall’alto non è mai caduto neanche l’immaginario imposto dal potere: esso è entrato così potentemente nelle menti e nelle vite degli individui a tal punto che questi ultimi si sono dimostrati complici con lo stesso potere, lo hanno legittimato e assecondato. Perciò, tale immaginario è il frutto di una mescolanza di svariati immaginari cui hanno contribuito tutti coloro che gridavano al “c’è troppa gente in giro!” o al “restiamo a casa”. C’è anche un immaginario tossico prodotto da chi si opponeva e si oppone a tale visione dominante: quello di chi afferma che “il Covid non esiste”, “è tutto un complotto delle multinazionali”, “c’è una dittatura sanitaria”. Come abbiamo visto, se c’è una dittatura, non è certo sanitaria, ma solamente capitalistica.

Si può ricordare anche come tali immaginari tossici, recentemente, siano alimentati a più non posso dal concetto di “vaccino”. Innanzitutto, la stessa dicitura “no vax” è il frutto spettacolare di questo tipo di immaginari, per cui mi rifiuto categoricamente di utilizzare questo termine. Da una parte, l’immaginario alterato afferma che “solo il vaccino ci salva la vita”, “è la nostra unica speranza”, “è importante che ci vacciniamo tutti”, “chi non si vaccina è un criminale individualista” producendo anche un vasto repertorio di immagini tossiche. A partire dalla scorsa primavera, infatti, i social sono stati invasi da foto e selfie di vaccinati che volevano immortalare il giorno in cui si trasformavano in eroi per salvare l’umanità dal virus. Tutto ciò è stato penoso e, lasciatemelo dire, davvero ripugnante. Dall’altra parte, l’altro immaginario tossico risponde con “il vaccino è solo un esperimento genetico sulla popolazione”, “ci stiamo trasformando tutti in cavie”, “la dittatura sanitaria è un nuovo nazismo”, “il green pass è come la discriminazione degli ebrei” e via di seguito fino ai casi più disperati che collegano il vaccino alla rete 5 G. Anche da questa parte è tutto un susseguirsi di notizie e immagini tossiche, scandite da una ricorsività impressionante, a partire dalla produzione iperbolica di notizie di presunti morti per vaccino, lanciate sui social con una insistenza tale da assumere le vesti di un vero e proprio terrorismo mediatico e psicologico. Anche questo tipo di immaginario non lascia spazio ad altro: non può esistere nient’altro nella vita oltre al vaccino e alla “dittatura sanitaria”, con una fissazione tale da essere estraniati “dal presente e dal futuro”, come scrive Freud riguardo alla “fissazione al trauma”[3]. Se per gli uni il vaccino è Dio, per gli altri è il Demonio. Interessante, allora, sarebbe indagare anche le dinamiche di tipo religioso e superstizioso che agiscono dall’una o dall’altra parte. Credenze, leggende metropolitane, notizie sentite da amici e parenti che poi rimbalzano di bocca in bocca fino a mutare sistematicamente. Fino a intossicare il nostro immaginario.

Nessun vaccino ci potrà salvare dall’intossicazione dell’immaginario, questo è certo. Però antidoti di resistenza ne possiamo trovare quanti ne vogliamo, anche e soprattutto nella nostra quotidianità, tutto sta a riconoscerli e a farli propri. In ultimo, una considerazione fra l’amaro e l’ironico: vista la gestione di tipo circense della pandemia, almeno in Italia, in cui si è detto tutto e il contrario di tutto, allora sarebbe stato auspicabile che tale gestione fosse stata affidata direttamente al Circo Orfei. Perlomeno, saremmo stati sommersi da un immaginario un po’ più ludico, piacevole e divertente.

Guy van Stratten

 

[1] V. Evangelisti, Prefazione. La lotta per le “altre” otto ore, in L. Cangianti, A. Daniele, S. Moiso, F. Pezzini, G. Toni, Immaginari alterati. Politico, fantastico e filosofia critica come territori dell’immaginario, Mimesis, Milano-Udine, 2018, p. 8.

[2] Ibid.

[3] S. Freud, Introduzione alla psicoanalisi, trad. it. Bollati Boringhieri, Torino, p. 251.

Print Friendly, PDF & Email

In questo sito usiamo cookie tecnici, anche di terze parti, per consentire al sito di funzionare correttamente e per generare rapporti sull’utilizzo della navigazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore .

Privacy policyCookie policy.